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Appuntamenti

Festa del Maiale 2009

Il toponimo del posto che poi è diventato anche la denominazione
dell'attività è Piana dei Mulini. Ci troviamo infatti in un sito dove
originariamente dovevano sorgere dei mulini e che poi si è trasformato nel luogo di ubicazione di una centrale idroelettrica. C'è una continuità tra destinazione originaria a mulino e la nuova, seppure ormai dismessa a causa della nazionalizzazione dell'energia che ha portato negli anni 60 dello scorso secolo, a impianto idroelettrico ed è data dalla comune fonte di approvvigionamento dell'energia che è il corso d'acqua adiacente. E' questo un processo che si ripete nelle varie centrali idroelettriche che costellano in questo tratto il percorso del Biferno le quali sostituiscono antichi mulini. In effetti tra i due tipi di impianti vi sono molte similitudini, rimanendo uguale la forza motrice che nel caso dei mulini aziona le pale, mentre nel caso delle centrali serve a far funzionare le turbine. Tanto il mulino che la centrale sono sistemi articolati composti di più parti ed un motivo di visita turistica può essere proprio quello di osservarne il funzionamento. La centrale idroelettrica di Piana dei Mulini, connessa con la struttura agrituristica, si compone perciò non solo del fabbricato dove avviene la trasformazione dell'energia, ma anche dei manufatti che convogliano l¹acqua verso il bacino di carico da cui essa giunge alla turbina. Con un percorso che si sviluppa in prossimità del fiume, quindi
anche di grande interesse naturalistico e paesaggistico trattandosi di un tipico ambiente fluviale ancora incontaminato, è possibile osservare, iniziando dall'alveo del Biferno, le opere per la derivazione dell'acqua, il canale di adduzione con il connesso canale di scolo, la vasca per l'accumulo dell¹acqua e quindi, dal lato opposto della centrale, il canale di scarico che riporta l'acqua nel fiume. A caratterizzare l'edificio della centrale che fa corpo unico con il fabbricato trasformato in struttura ricettiva vi è nel prospetto di valle un arco a livello seminterrato da dove esce l'acqua
dopo aver messo in moto la turbina. La centrale è composta anche
dell¹alloggio del custode il quale deve vivere qui permanentemente in quanto il Biferno a differenza di altri corsi d'acqua minori dove pure vi sono centrali ha una portata minima sempre garantita e perciò la produzione di energia è continua. Per concludere si deve dire che questa centrale pur essendo un manufatto semplice senza ricercatezze estetiche è una significativa testimonianza di archeologia industriale che merita di essere conosciuta.

LA TIPOLOGIA ARCHITETTONICA

E¹ particolarmente interessante la tipologia architettonica dove ha sede l¹azienda agrituristica. Essa è caratterizzata da un impianto a corte composto di due livelli. Nel cortile di piano terra su due lati sono
addossati archi in pietra che richiamano l'immagine del portico facendo
assomigliare in un certo senso questo cortile ad un chiostro. La costruzione di tali archi non risponde solo ad esigenze figurative, ma essi servono a sorreggere i ballatoi soprastanti. Questa dei ballatoi è una soluzione architettonica non frequente nelle nostre campagne; essi permettono di servire gli accessi dei vani posti al secondo livello, alla stregua di un percorso urbano, sia pure interno al complesso edilizio. Se i ballatoi servono il piano superiore su ambedue i lati, il cortile consente l'ingresso ai locali del piano terra. Mentre al secondo livello vi sono gli ambienti per l'abitazione al livello terraneo sono collocate le funzioni lavorative e, dunque, abbiamo così una distinzione netta tra gli spazi della vita e gli spazi per il lavoro. I percorsi che servono l¹una o l¹altra funzione non si intrecciano fra loro perché dal piano superiore si raggiunge il portone d¹ingresso senza dover attraversare la corte. Infatti le due scale, che sono identiche, sono collocate simmetricamente rispetto al portone immediatamente vicine ad esso. Quindi non vi sono commistioni tra il momento dell'abitare e quello del lavoro che avvengono a livelli diversi del fabbricato. Le due funzioni non si disturbano reciprocamente e così il cortile, alla stregua di
un¹aia esterna, può ospitare attività lavorative all'aperto come
l¹essiccamento di alcuni prodotti agricoli, la battitura del grano, ecc..
Queste attività si svolgono in maniera tranquilla in quanto l'unico punto di accesso al cortile e, perciò, all'intero fabbricato è il portone d¹ingresso. Il complesso edilizio pur composto, per lo meno la parte utilizzata per l¹attività ricettiva, di due corpi non ha altre bucature al piano terra che conducono all'esterno. Ciò si spiega con il fatto che trattandosi di un edificio isolato in campagna esso è minacciato dal pericolo di intrusioni e di furti, per scongiurare i quali gli accessi vengono ridotti ad uno solo in quanto più facilmente difendibile. Tutto sembra voler confermare quest'idea di luogo protetto, dall'assenza di aperture terranee sulle varie facciate, all'alto muro di cinta che chiude il quarto lato del cortile. Il sistema distributivo che è alla base dell'idea architettonica che informa di sé il fabbricato è che il cortile costituisce indubbiamente un luogo interno delimitato com'è da pareti, ma nello stesso tempo esso è uno spazio esterno, una specie di piazzetta, sulla quale convergono gli accessi dei vari locali.
La coerenza di questo impianto architettonico sta anche nel fatto che le falde del tetto e con esse il displuvio delle acque piovane non volgono verso il cortile che perciò non diventa il punto di raccolta delle acque meteoriche. Questa disposizione del tetto permette la congiunzione dal lato corto del fabbricato con altri corpi e quindi l'accrescimento dell'edificio: è quanto è avvenuto qui dove la struttura si è autenticamente raddoppiata nel tempo con l'aggiunta di un corpo simile (compreso il cortile) utilizzato quale centrale idroelettrica.

di F..M. Selvaggi

Eventi e attività

Canoa nel Biferno

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“La Piana dei Mulini” – Colle d’Anchise - F.V. Biferno – s.s. 647 km.7
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